Fondi e strumenti

Statuto, art. 14

Il vitalizio filantropico


Un bene per la cura.

La Rosa d’Oro è una fondazione del Terzo settore. Accompagna e affianca le persone nell’ultima parte della vita, un momento in cui la cura e la dignità contano più di ogni altra cosa.

Lo statuto (art. 14, comma 3) le permette di stipulare un vitalizio filantropico. Cedi alla Fondazione un bene, mobile o immobile, di qualsiasi tipo, per esempio un’azienda agricola o la casa in cui vivi, in nuda proprietà o in piena proprietà. Se è la casa, continui ad abitarla per tutta la vita, con il diritto di abitazione o con l’usufrutto; se è un’azienda, puoi tenerne l’usufrutto. E la Fondazione si impegna a garantirti, vita natural durante, i beni e i servizi che concordate per il tuo benessere, compresi quelli assistenziali, socio-assistenziali, medici e terapeutici, e l’aiuto di ogni giorno. Quando non ci sarai più, il bene diventa per intero della Fondazione e viene usato, direttamente o indirettamente, per i suoi progetti.

Non è una donazione né una vendita. È un contratto con impegni da tutte e due le parti e un’incognita che entrambe accettano: la durata della vita. Se vivrai più a lungo del previsto, la Fondazione continuerà a darti tutto ciò che ha promesso. Se vivrai meno, il valore che resta sosterrà i progetti della Fondazione, a sostegno di chi ha più bisogno: lo sai e lo accetti fin dall’inizio, con uno spirito di profonda condivisione.

Per questo il contratto deve essere equilibrato al momento della firma. I giudici lo considerano nullo se in quel momento la fine della vita era già prevedibile, per l’età o per una malattia, o se il valore del bene e quello delle prestazioni rendono certo, fin dall’inizio, chi ci guadagnerà.

Le garanzie sono scritte nel contratto, che si firma dal notaio: che cosa ricevi, in che modo, chi te lo dà. Le cure e i servizi li danno professionisti e strutture autorizzati, con cui la Fondazione si accorda, come prevede lo statuto. Se la Fondazione non mantenesse i suoi impegni, potresti chiedere al giudice di sciogliere il contratto.

Occorre parlarne con il tuo notaio di fiducia, anche per quanto concerne la tua famiglia. Se hai figli o un coniuge, un contratto molto sbilanciato potrebbe essere trattato come una donazione e toccare la loro quota di legittima. E poiché non è una donazione, non dà le detrazioni o le deduzioni delle donazioni: si pagano le imposte di una cessione, che dipendono dal bene e dal contratto. Le calcolerà il notaio prima della firma, e non possiamo prometterti agevolazioni.

Se vuoi soltanto lasciare la casa alla Fondazione e continuare ad abitarla, senza chiedere cure e assistenza in cambio, non serve un vitalizio: basta una donazione in cui tieni per te l’usufrutto o l’abitazione, oppure un lascito nel testamento.

Ogni vitalizio è diverso, come ogni persona. Se ci stai pensando, per te o per un tuo familiare, scrivici: ne parliamo di persona, anche con il tuo notaio.

Per i professionisti c’è la scheda Vitalizio filantropico.